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ROTTURA INASPETTATA DELLA RELAZIONE. IL DOLORE È UMANO

I LEGAMI DI ATTACCAMENTO.

“SONO VITTIMA DI ABBANDONO IMPROVVISO E HO PERSO LA FIDUCIA IN TUTTI”.

“VIVO IL VUOTO ESISTENZIALE DELL’ABBANDONO: HO BISOGNO DI AIUTO PERCHE’ HO PAURA DI NON POTER ESISTERE SENZA IL MIO AMORE”

Il counselor psicobiologico aiuta a comprendere paure ed ansie e sostiene nel percorso volto a riappropriarsi delle personali sicurezze, autonomie, della propria autostima.


Il Counselor Psicobiologico accompagna la persona disperata e confusa dal dolore a riflettere con metodo scientifico sulle seguenti circostanze, concatenate l’una all’altra.

È vero che costruendo un rapporto d’amore ci si svela all’altro: ma è altresì vero che questa altra persona è pur sempre “altro” da noi.

In una relazione amorosa si condividono gioie, emozioni, esperienze; tuttavia, l’altro rimane sempre l’altro, cioè una entità impenetrabile per quanto si presuma di conoscerla.

Infatti, in amore si ama l’altra persona spesso proprio perché è diversa da sé, perché soggetto unico, libero, dotato di una propria mente che ci affascina e di un magico personale mondo interiore.

Questo coinvolgimento proprio nel soggetto altro da noi di cui ci si è innamorati comporta un rischio a cui ci prestiamo, che accettiamo nel momento della costruzione del rapporto: all’interno della relazione ci si affida all’altro che è comunque libero di scegliere se accettare e farsi carico di questo dono, di accordare altrettanta fiducia, tributandoci amore, fedeltà, trasparenza; ma questo altro è altrettanto libero di non tributarci tutto ciò che ci aspettiamo e di cui non possiamo essere certi.

Capita perciò che sentite relazioni d’amore, rispetto, fiducia reciproca, arrivino al capolinea; non possiamo sostenere che la fine di un amore – per quanto esperienza dolorosa – di per sé non sia condivisa; la consapevolezza dell’altro e della sua libertà è sempre sussistita per quanto non considerata nei nostri pensieri; ciò per dire che il naufragio si è mantenuto seppur sottotraccia come possibile, prevedibile.

Allora, se tutto ciò appare così lucidamente argomentabile, perché si soffre, a volte fortemente, per la fine di un amore?

Perché il dolore è naturale, biologicamente.

La sofferenza al termine di una storia d’amore non significa che siamo necessariamente fragili, scarsamente indipendenti, emotivamente immaturi.

Significa solo che siamo umani e come tali abbiamo bisogno degli altri, di legami di attaccamento.

Fin dalla nascita l’uomo ha bisogno di avere una figura di riferimento cui appoggiarsi, con cui avere un rapporto privilegiato nell’ambito del quale qualcuno si prenda cura di noi con affetto.

Questo è l’attaccamento: un bisogno che riguarda ogni uomo e che lo accompagna tutta la vita. Il rapporto caregiver-bambino: un legame verticale caratterizzato da uno sbilanciamento in cui una figura competente si prende cura dell’altra. Questo legame verticale nel corso della vita diventa orizzontale, nell’ambito di rapporti di natura diversa: relazioni positive di coppia cioè relazioni di attaccamento orizzontale; entrambi i partners sono in grado di prendersi cura dell’altro, di dimostrare affetto, di apertura all’intimità, con la fiducia che si apprende sin dai primi anni di vita quando le risposte alle figure di riferimento insegnano che ci si può affidare agli altri, altri pronti a fornire il supporto di cui si ha bisogno per l’importanza che rivestiamo in chi accudisce.

Tutto questo spiega la sofferenza quando si vive una rottura relazionale, con perdita del punto di riferimento di chi forniva supporto, di chi rispondeva al bisogno innato e biologicamente determinato di attaccamento.

La rottura relazionale dissolve progetti comuni per il futuro, interrompe la routine, non potendo più tenere conto dell’altro nel decidere, nell’agire; si alimenta la necessità di ricalibrarsi nel modo di pensare e di pensarsi.

Quando la rottura è repentina e violenta per uno dei due partners il dolore lacera, disorienta, a volte in maniera da sembrarci intollerabile.

Tra noi è finita”.

Non ti amo più”.

Ho un’altra relazione: occorre mettere un punto alla nostra relazione”.

Chi si sente dire improvvisamente queste frasi è disorientato, distrutto dal dolore.

E nel dolore e in questo disorientamento ci sta moltissimo: senso di inganno, tradimento, consapevolezza del venir meno della c.d. base sicura (Bowlby, 1989), sconvolgimento dei legami di affiliazione, di rapporti intimi, di tutti i legami di attaccamento basati sulla fiducia e la cura.

La frattura a volte traumatica nella storia di un individuo può provocare: sensazioni di smarrimento; solitudine, impotenza; convinzione circa la impossibilità di provare altre emozioni positive, tristezza, disperazione; sentimenti di distacco con estraniamento dal sé e dalla realtà (derealizzazione, depersonalizzazione); per contro, aumento di reattività, rabbia, violenza: e ciò in quanto la rabbia attiva il sistema nervoso simpatico con produzione di adrenalina, con la rinnovata sensazione di riuscire ancora a “poter fare” al fine di permettere l’uscita dalla umiliazione, dalla vergogna, dalla impotenza; modificazione degli schemi di base relativi al sé con sviluppo di convinzioni negative e inizio a percepirsi come di scarso valore e non degna d’amore.

In questi contesti di sofferenza conseguenti all’esperienza della rottura relazionale improvvisa, cd. traumatica, il Counselor Psicobiologico con le tecniche scientifiche apprese sostiene il dolente perché si consapevolizzi circa il fatto che come è possibile un cambiamento “in negativo” è altrettanto possibile riaprirsi a cambiamenti “positivi”, cioè ad altre relazioni e alla fiducia.

Spesso da solo il dolente non riesce in questa risalita, in questa scoperta di diversità di prospettive; ecco la necessità del professionista psicobiologico che non invasivamente lo accompagna verso obiettivi sempre e solo positivi, verso cambiamenti adattivi al vissuto, di apertura alla vita che ancora merita di essere vissuta.

Il Counselor Psicobiologico saprà portare il dolente a nuove visuali, a rinnovate prospettive positive, al confronto cooperativo con rinnovato affetto e accettazione dell’altro.

Il Counselor Psicobiologico aiuta a guardare in modo nuovo le personali abilità sopite di gestione delle emozioni disturbanti e di ri-sperimentazione in altri contesti amorevoli.

Il Counselor Psicobiologico saprà agevolare e far riacquisire consapevolezza sul fatto che non esistono relazioni in cui non si è delusi, e che invece esistono possibilità, capacità di considerare il punto di vista e il vissuto dell’altro, di riconoscere personali responsabilità, insomma di individuare e quindi di coltivare nuovi rapporti relazionali in cui vale la pena riporre ancora fiducia.


Dr.ssa Enrichetta Proverbio

Counselor Psicobiologico

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