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L’amore patologico: Fenomeno dell'addiction (new addiction) quale patologia dell'amore

Aggiornamento: 20 mag 2022

APPROCCIO SCIENTIFICO - BIOLOGICO ALL’AMORE


addiction

Dai meccanismi biochimici alla base dell’innamoramento e dell’amore si comprende e si acquisisce la consapevolezza dei nostri sentimenti.


Il Counseling Psicobiologico conduce ad avvicinarsi all’amore in una ottica scientifica e così facendo accompagna il dolente a lenire le sofferenze amorose soprattutto in casi patologici.


All’uomo piace pensare che l’amore è una esperienza meravigliosa, fantastica, poetica, anche fatale, misteriosa, trascendente.


La realtà appare però diversa e spesso l’amore sembra svelare un lato “folle” della personalità, spesso latente dell’uomo. Tant’è che non di rado gli amanti sono maniaci, ossessivi, soffrono di attacchi d’ansia, si disperano.


Nella realtà spesso si vive la circostanza che il centro di gravità emotiva dell’innamorato si sposta e che si può cadere rovinosamente.


COSA SI INTENDE PER AMORE PATOLOGICO? FENOMENO DELL’ADDICTION

L’amore patologico (PL) è caratterizzato da comportamenti ripetitivi volti ad accudire in maniera incontrollata il partner, dedicandogli attenzioni costanti nel quadro di una relazione sentimentale.


Si tratta di una manifestazione amorosa in virtù della quale, la persona, sperimenta un sentimento possessivo incentrato sul bisogno dell’altro.


La patologia può manifestarsi nella sua forma primaria, ovvero isolata, in soggetti molto insicuri, dominati da sentimenti di rifiuto, abbandono e rabbia. Altrimenti, può associarsi a disturbi quali per esempio depressione e ansia. Allorquando il PL si manifesta quale forma secondaria, intrattenere rapporti patologici fonte di sofferenza costituisce comunque un sollievo da altri sintomi.


Il fatto che tante persone vivano l’amore in modo sgradevole, eppure continuino a inseguirlo, ha lasciato per lungo tempo i ricercatori perplessi e ciò in quanto tutti noi sappiamo che non si persevera in comportamenti che portano infelicità.


L’eccezione si presenta, invece, nel caso si faccia ricorso ad agiti automatici che silenziano il frastuono energetico emotivo incanalando il pensiero in argini senza sbocco.


L’esempio più eclatante a riguardo che descrive questo stato è il “fenomeno dell’addiction”. Infatti l’ “addiction” introduce il concetto di dipendenza, cioè intende definire quella condizione generale in cui la dipendenza psicologica spinge alla ricerca dell’oggetto senza il quale l’esistenza persiste ma priva di significato.


Il tema delle dipendenze, generalmente indicate con l’assunzione di sostanze psicoattive, ha acquisito negli ultimi anni significati diversi: con il termine di “new addiction” si fa riferimento ad una vasta gamma di condotte disfunzionali nelle quali l’oggetto della dipendenza non è una sostanza ma un comportamento, una attività lecita e socialmente accettata.

studio flow

Una forma di dipendenza

La casistica indica che L’Amore Patologico presenta caratteristiche cliniche sovrapponibili alla dipendenza da alcol, da droghe, ma anche da altre attività.

Il dato è stato desunto dagli studi e ricerche degli studiosi americani presso il Control Disorder Outpatient Clinic (AMITI: Clinica per pazienti affetti da disturbi del controllo dell’impulsività) dove sono stati osservati e trattati 64 soggetti per un periodo di due anni. I ricercatori hanno confrontato i criteri proposti dall’American Psychiatric Association per valutare le sostanze in grado di indurre dipendenza con le caratteristiche rilevate nei soggetti affetti da Amore Patologico - PL.


Sono stati così individuati e proposti 5 criteri per diagnosticare il PL:

  1. Segni e simboli di astinenza in assenza del partner (insonnia, tachicardia, tensione muscolare, letargia, attività intensa);

  2. Intensificarsi del comportamento di accudimento e preoccupazione nei confronti del partner, tanto da lamentarsene;

  3. Mancanza di controllo rispetto al proprio comportamento, attestato dal fallimento dei tentativi di interrompere il rapporto nocivo;

  4. Dispendio di tempo dedicato a controllare il partner e abbandono di altre attività sociali;

  5. Mantenimento del legame patologico nonostante i danni familiari, personali e professionali dallo stesso provocati.


Tutte queste caratteristiche sono chiaramente tipiche degli innamorati.


AMORE E DIPENDENZA: VOLONTA’ DI EVITARE IL DOLORE ASSOCIATO ALLA SEPARAZIONE


Ma c’è di più. Amore e dipendenza mostrano ulteriori affinità riguardo al mutamento dei fattori che li fanno durare nel tempo.


All’inizio la dipendenza è sostenuta dal piacere, ma tale intensità gradualmente diminuisce, finché a sostenerla è il desiderio di evitare la sofferenza.


Lo stesso vale per l’amore, in quanto nella gran parte dei casi le relazioni finiscono sul fondarsi non sul piacere, ma sulla volontà di evitare il dolore associato alla separazione.

Il corpo: una fonte naturale di sostanze dopanti


Lo psichiatra americano M. Liebowitz individuò le analogie, basate sulla chimica, tra le diverse fasi dell’amore e gli effetti di sostanze psicoattive.


L’iniziale slancio di eccitazione accostato all’innamoramento poteva essere associato a sostanze chimiche simili alle anfetamine o ad altri stimolanti (come la cocaina).

Stati di tranquillità o sicurezza, invece, erano influenzati da composti analoghi ai narcotici (come eroina, oppio o morfina), ai tranquillanti (come il Valium) o ai sedativi (come barbiturici, alcol e cannabis).


Inoltre, Liebowitz sostenne che le esperienze più trascendenti legate all’amore, come l’accresciuta percezione della bellezza, l’impressione di eternità e altre sensazioni spirituali erano veicolate da sostanze simili agli psichedelici (come LSD, mescalina e psilocybin). Perché tutto questo? Perché il nostro corpo produce, in fasi di innamoramento, sostanze specifiche chimiche.


Per esempio, una sostanza chimica fondamentale che viene liberata quando due potenziali amanti si incontrano è la feniletilamina (PEA), un composto simile all’anfetamina che risolleva l’umore e il livello di energia.


Di solito ad essa si associa il rilascio di ormoni della paura che acuiscono i sensi, come l’adrenalina e la noradrenalina. Il potente cocktail di PEA e ormoni attacco/fuga genera uno stato di vertiginosa eccitazione: un flusso di energia potentissima.


Tutto ciò spiega scientificamente il motivo per il quale si desideri l’amore con tanta intensità, ma anche perché interrompere un’avventura romantica, anche se nelle sue fasi iniziali, sia così doloroso. Tant’è che anche se la coppia non si conosce abbastanza a fondo, il rifiuto può essere devastante in quanto il livello di PEA crolla di colpo e, proprio come un tossicodipendente, l’amante cade in uno stato depresso e agitato.

L’amore è una “molecola potentissima” che presiede con forza il benessere psicofisico.


AVVICINARSI ALL’AMORE CON OTTICA SCIENTIFICA AIUTA A LENIRE LE SOFFERENZE ANCHE IN CASI PATOLOGICI

Avvicinarsi all’amore con un’ottica scientifica, comprendere le sue dinamiche patologiche, imparare a riconoscere i processi biologici che lo sottendono non attenuerà l’intensità con cui lo viviamo, non spegnerà la sua meraviglia, ma, anzi, potrà aiutarci a lenire la sofferenza che spesso si legano a queste condizioni e che molto spesso possono sfociare in patologia a tutti i livelli.


La biologia non degrada i sentimenti, ma ci rende consapevoli del fatto che la loro origine è nel nostro essere corpo ed è nel vivere il nostro corpo.


Riconoscere che l’amore è un’energia dinamica che è accolta e risiede dentro di noi, nel profondo della nostra anima, diviene il mezzo per riconoscere in pieno la sua grandezza.


IL COUNSELING PSICOBIOLOGICO E L’APPROCCIO SCIENTIFICO

Il fondamento del Counseling Psicobiologico è sempre l’approccio scientifico al tema portato da chi domanda di effettuare un percorso con il Counselor: non fa difetto il tema dell’amore e delle sofferenze scaturenti dall’amore.


Quando l’amore diventa patologico e ha creato dipendenza, fondamentale appare la capacità di apprendere il senso sotteso a tutta questa situazione per analizzarla, cercare di metabolizzarla al punto da giungere alla comprensione della stessa per cercare di individuare come comportarsi e quindi sottrarsi a ciò che fa male, ma che non si è saputo eliminare vivendo per paura della sofferenza.


Il cambiamento potrà essere doloroso, faticoso, laborioso, ma con il professionista esperto quale il Caunselor Psicobiologico si potrà ben impostare un percorso di “disintossicazione” fondato sull’ascolto, sulla parola, e su tutte le tecniche scientifiche a disposizione, percorso volto al cambiamento adattivo basato in primis sulla comprensione scientifica degli accadimenti occorsi ed occorrenti, mediante l’approccio biologico alla risposta del corpo, senza trascurare la fondante importanza dei riti evocativi essenziali per l’elaborazione del vissuto.


Dr. Enrichetta Proverbio Counselor Psicobiolgico
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