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Le emozioni: educarle per vivere meglio e per imparare a conoscere e conoscersi

Imparare a governare meglio le emozioni se si ha necessità e desiderio, per imparare a essere padroni di noi stessi e non farci sopraffare da emozioni scomode, disfunzionali.

Il cambiamento dei comportamenti che vorremmo diversi o più efficaci.


autocontrollo

Che cosa è una emozione?

Non si è ancora giunti ad una definizione condivisa di emozione.

Può essere definita come una risposta complessa dell’organismo a stimoli immaginari o reali che si manifestano con specifici pattern di azioni (ad es. la fuga, l’evitamento) e con misurabili modificazioni del corpo: frequenza del battito cardiaco, temperatura corporea, sudorazione.


In altri termini l’emozione è una reazione ad uno stimolo, reazione caratterizzata da aspetti fisiologici misurabili, come appena scritto, e cognitivi, ossia dalla valutazione cognitiva delle modificazioni fisiologiche e della natura dello stimolo (appraisal).


In generale le emozioni sono risposte complesse ad eventi rilevanti, caratterizzate da determinati vissuti soggettivi e da una reazione fisiologica. A differenza degli stati d’animo, dell’umore, dei sentimenti, sono risposte intense e di breve durata.


Vi sono emozioni scomode, disfunzionali, inutili, producenti stati d’animo e comportamenti che non vengono graditi, che si vorrebbero diversi.


E ciò in quanto le emozioni possono irrompere nella vita di ciascuno, alterarla, e prendere il sopravvento al punto da far sentire il soggetto emozionato non più capace di padroneggiarsi, di dominarsi, provocando agiti anche sgradevoli, al di fuori della personalità del soggetto stesso, quasi irretito, precipitato in modi di fare e di vivere che non gli appartengono: pur avvertendo la inopportunità degli agiti e il desiderio di vivere in altro modo, i comportamenti non si riescono a dominare, in preda all’emozione, e gli agiti accadono comunque.


Occorre quindi ascoltare la necessità e/o il desiderio di governare le emozioni.


Come governare le emozioni prima che irrompano nella vita e determinino agiti inconsulti e pericolosi? Con il Counseling Psicobiologico.


Laddove non si riesca da soli – essendo un processo complesso e alquanto delicato – e prima che si scateni una emozione ed il conseguente agito irrefrenabile ed irrefrenato a volte pericoloso (si pensi agli scoppi di ira, ad agiti violenti ed inconsulti ormai all’ordine del giorno nella vita quotidiana) - , occorre senza dubbio rivolgersi ad un professionista competente e di esperienza che accompagni ed insegni nel procedere al riconoscimento scientifico dell’emozione e alla individuazione della modalità adatta al governo dell’emozione in questione.


Il Counselor Psicobiologico è il professionista adatto per questo tipo di ausilio sostegno ed insegnamento, e certamente saprà, con metodologia scientifica, in primis, far emergere ed analizzare la tendenza all’emozione e l’emozione stessa dalla quale la persona coinvolta è travolta, nonché metterla in correlazione con l’agito – a volte rischioso e che impaurisce lo stesso soggetto emozionato – della persona emozionata che non riesce a dominarsi.


Il Counselor psicobiologico indirizzerà verso il modo più adatto per imparare e quindi gestire al meglio le emozioni della persona che si rivolge a lui: infatti esistono svariati modi che aiutano nel governare le emozioni se la persona coinvolta lo desidera o ne sente la necessità.



LE MODALITA’ GESTIONALI DELLE EMOZIONI

Si possono ravvisare diverse modalità per la gestione delle emozioni, derivanti dalla attenta individuazione del tipo di emozione di cui ci si occupa e della personalità del soggetto emozionato o a rischio emozione.


· La prevenzione, cioè sottrarsi agli agiti quando si è sotto l’effetto emozionale, al riconoscere dell’insorgere di una reazione emotiva, quale per esempio disappunto, rabbia, fastidio, malessere. Frenarsi immediatamente evitando di fare ciò che l’emozione vorrebbe proprio che si facesse, ad esempio scrivere, rimproverare, rispondere malamente, scagliarsi di petto verso chi si ritiene essere la causa dello stato d’animo che si è impossessato della persona emozionata. Si è consapevoli del fatto che non sempre la situazione emotigena sia evitabile. Pertanto.


· Lo spegnimento, cioè ridurre la forza trascinante delle emozioni, smorzarla di intensità almeno un po’ come si estingue un fuoco. Come? Attivando aree prefrontali della corteccia: infatti quando sono in azione le strutture prefrontali corticali vengono intercettate dall’amigdala che interpreta questa attività come segnali di cessato allarme, cioè di risanamento della situazione emotigena.


Per attivare dette aree prefrontali occorre concentrarsi, cioè concentrare tutta l’attività mentale anche per pochi secondi su un solo ed unico contenuto di pensiero: per esempio il respiro, contare sino a dieci, un oggetto specifico magari davanti a sé. Nel Counseling Psicobiologico si lavora molto sul respiro, che va “imparato” nella propria dinamica: il respiro in effetti è un vero e proprio strumento rimediale in molte situazioni emozionali e non solo.


· L’ironia, cioè cercare di sdrammatizzare il fattore emotigeno per allontanarsi da esso, dalle emozioni stesse, destituendo loro la valenza che con prepotenza vorrebbero avere. Infatti le emozioni spesso sono esagerazioni della realtà che rendono sproporzionata e ampliata. In sostanza essenziale è imparare ad ironizzare su ciò che si sta vivendo, uscendo dalla deformazione della realtà – spesso in maniera ingiusta, dannosa, mortificante – provocata dalla fonte emotigena. Con l’ironia si spegne l’irruenza e si passa dalla parte degli spettatori divertiti che guardano dall’esterno la scena: quando si adotta uno sguardo ironico che vuole cercare il ridicolo, il buffo, il paradosso, ci si allontana da ciò che si sta osservando. Si prendono appunto le distanze.


Una domanda chiave per raggiungere questo stato difensivo salvifico potrà essere, tra le altre: “Che sarà mai?”. Non è facile per alcune persone riuscire a prendere tali distanze con ironia: ecco che sovviene il Counselor Psicobiologico che accompagna la persona coinvolta sulla strada di questo cambiamento comportamentale di fronte a fattori emotigeni da smorzare.


· Il modellamento - il corpo: è uno strumento potente per educare le proprie emozioni, e ciò in quanto l’amigdala per scatenare la propria reazione emotiva usa le informazioni che ricava dai movimenti del corpo e dalla muscolatura di questo corpo. Specificamente: la contrazione del viso, la respirazione affannosa, una voce alterata agitata costituiscono segnali di preoccupazione, malessere, contrarietà che l’amigdala utilizza per enfatizzare, dare credito alle emozioni aggressive e difensive.


Per contro, un viso disteso e sorridente, un respiro calmo sono segnali che tranquillizzano l’amigdala, riducendo per questo motivo la sua risposta spaventata, aggressiva, difensiva. Da tutto ciò emerge che imparare a modellare le espressioni facciali e il proprio rilassamento sono un essenziale modo per educare le emozioni a risposte più misurate.


· La riparazione. Entra in scena questo modo riparatore quando le emozioni sfuggono, producendo effetti spiacevoli verso qualcuno: per esempio quando si eccede nella rabbia, nel rimprovero, quando si esagera nella puntigliosità, nella stizzosità, nell’orgoglio che si assume ferito. C’è chi si accorge dell’accaduto: a quel punto c’è chi spera che con il passare del tempo ci si dimentichi dell’accaduto e che così si possa ritrovare comunque distensione oppure dimenticanza.


Chi vive questi momenti con riacquistata consapevolezza cerca di riparare il danno causato e di far superare la pessima impressione data di sé, affrontando direttamente le dirette conseguenze, anche cercando di ricostruire la relazione risanandola. In sostanza si mostra la consapevolezza dei propri eccessi cercando di ricostruire la comprensione reciproca.


· La modifica. Modalità difficile: il saper cambiare le premesse psicologiche ed esperienziali che hanno determinato le strategie e le logiche delle proprie risposta emotive. Uscire da esiti di educazione esistenziale è molto difficile e ciò in quanto sono state le gioie e i dolori vissuti nell’arco della propria vita, soprattutto i dolori, che hanno disegnato il “software” che regolamenta il funzionamento emotivo, che individua l’esperienza di vita come minaccia, a cui reagire emotivamente, o come fonte di gioia.


Ciò in quanto neurologicamente si nasce con una funzione emotiva, ma questa impara il proprio linguaggio espressivo strada facendo, esperienza dopo esperienza. Modificarsi è complesso, difficile, impegnativo: ma possibile, procedendo con la modifica del proprio bagaglio emotivo. Trattasi di un lavoro su di sé che richiede molta delicata capacità di introspezione e molta tenacia nel vivere esperienze che insegnino alle proprie emozioni a non aver paura.


La complessità e delicatezza delle suddette modalità gestionali, tutte da individuare ed imparare, portano le persone spesso a non riuscire nella gestione delle proprie emozioni, con inevitabile esposizione ad errori e danni provocati anche molto gravi.


Occorre un aiuto, un sostegno che accompagni nei percorsi alla base della individuazione della più adatta modalità di gestione emozionale: il Counselor psicobiologico è la figura professionale più adatta per questo tipo di supporto rivolto alle persone, al di fuori del campo medico.


Ciò in quanto il Counselor Psicobiologico ha la formazione scientifica indispensabile per consentire l’apprendimento, da parte delle persone che si rivolgono ad esso, delle problematiche psicobiologiche sottese agli agiti umani conseguenti alle emozioni.


Appresa la metodologia gestionale la persona che ha chiesto aiuto potrà certo camminare con le proprie gambe, dopo aver svolto il necessario percorso di lavoro introspettivo per conoscersi ed individuare ciò che è opportuno anzi ciò che è meglio per vivere una vita degna di essere vissuta, avulsa da inconsulte reazioni foriere soltanto di conseguenze dolorose, di disagio, di malessere.


Dr. Enrichetta Proverbio Counselor Psicobiologico
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